Erminio Sinni- “L’amore vero”

Buongiorno a tutti!!

Oggi sono davvero felice, perché voglio parlarvi un po’ di un Artista con un’intensità vocale fuori dal comune e con una storia di vita davvero esemplare, visto che si tratta di un Uomo che si è fatto da solo nel vero senso della parola, data la lunga gavetta iniziata all’età di 18 anni nei pianobar di Roma (e che tra le altre cose ha anche fatto da corista all’immensa Mia Martini): avete visto “The Voice Senior”? Vi è piaciuto? Non so se avete capito, ma l’Artista in questione ha vinto la prima edizione di questo meraviglioso programma (ed era anche nel team del mio idolo Loredana Bertè!) ed il suo nome è Erminio Sinni.

Il brano che ho scelto per omaggiarlo come merita è stato scritto dallo stesso Sinni in coppia con un altro Gigante della musica italiana quale Riccardo Cocciante, e si intitola “L’amore vero”, che è contenuto all’interno dell’album del 1993 “Ossigeno” e che è stato presentato a Sanremo nello stesso anno, dove nella sezione “Giovani” si piazzo’ solo quinto (a parer mio ingiustamente, visto che avrebbe meritato certamente la vittoria), ma in compenso ottenne il Premio “Volare” per la miglior musica ed anche il premio per il miglior testo.

Questo diamante prezioso, che ha avuto un enorme successo in Sudamerica (complice anche il fatto che è stato utilizzato come colonna sonora della telenovela “Por amor a vos”), mi ha fatto commuovere dalla prima volta che l’ho ascoltato, perché descrive la fortuna di poter vivere quell’amore unico e speciale che, anche dopo anni, è capace di farci battere il cuore, ma che allo stesso tempo dev’essere alimentato al fine di farlo durare per sempre (emblematica e toccante è la frase “L’amore vero quando lo trovi tienitelo stretto/Non fargli mancare niente, coltiva una rosa per ogni difetto/E fallo crescere in buona terra e che l’acqua sia in abbondanza”).

Adesso però ascoltate bene il testo di questo gioiello cantato da questa voce da brividi!! Baci dalla vostra “Anna R”!!

Speciale “Mimi’ per sempre…1992”- “Dio c’è”/”Uomini farfalla”/”Il fiume dei profumi”

Buongiorno a tutti!!

Oggi concludiamo il nostro itinerario dedicato all’immensa Mia Martini parlando di un album molto importante nella sua carriera intitolato “Lacrime”, che è uscito nel 1992 e che contiene la celeberrima “Gli uomini non cambiano”, ma ovviamente, visto che il mio blog si occupa di tesori musicali nascosti, non mi occuperò di questo brano straordinario e famosissimo, perché voglio concentrarmi su tre brani semisconosciuti di questo album, ma che trattano tematiche profonde ed anche molto attuali, e che quindi meritano spazio: sto parlando di “Dio c’è”, “Uomini farfalla” e “Il fiume dei profumi”.

“Dio c’è” è un brano scritto da Mimmo Cavallo che si dimostra sin da subito coraggioso, perché qui la nostra Mimi’ tira in ballo Dio per denunciare con tutta la sua rabbia la superficialità che sta invadendo il mondo, che ormai non si fonda più sui sentimenti autentici (“Non ci sono più valori nella vita”), ma che è fatto solamente di ricerca del denaro (“E’ il desiderio del denaro che ci guida/Come un gas ci spinge su”) e di apparenza basata sul conformismo di massa (“Come indiani da riserva/Condannati in questa merda”), ed in effetti ci aveva visto lungo, infatti sono dell’idea che anche adesso stiamo vivendo in una società in cui tutti siamo omologati e che in fondo non ha mai accettato l’unicità dell’essere umano, quindi ascoltatelo tutta dall’inizio alla fine!!

Ora passiamo ad un altro gioiello di grande impatto emotivo scritto da Maurizio Piccoli e che doveva inizialmente essere presentato a Sanremo 1992, il cui titolo è “Uomini Farfalla”, che tratta un’altra tematica molto attuale (e questo dimostra anche il fatto di come la grande Mia Martini fosse già una persona con una mentalità molto più avanti rispetto a molti dei nostri politici italiani), ossia l’omosessualità, visto che la protagonista si concede a tutte le richieste dell’uomo di cui è follemente innamorata, tra cui anche l’incontro intimo con un terzo uomo, di cui la protagonista rimane fortemente affascinata, salvo poi rendersi conto che i due uomini non le davano attenzione perché attratti reciprocamente l’uno dall’altro (“Era dolce accarezzarsi/Fare un grande arcobaleno/Tenerezze quasi dure/Per un lampo di sereno”), condannando la protagonista alla solitudine (“Stasera qui mi trovo qualche amico in meno/E qualche buco in più nel cielo”), che qui viene accentuata e ben espressa da quest’interpretazione sublime!!

Ora terminiamo definitivamente il nostro itinerario con una gemma dolce e delicata scritta da Biagio Antonacci dal titolo “Il fiume dei profumi”, in cui la protagonista mantiene un rapporto epistolare con un uomo che in quel momento stava al fronte per combattere la guerra (e qui si presume che si parli della guerra del Vietnam, visto che il fiume dei profumi è quello che attraversa la città vietnamita di Hue), ma che allo stesso tempo ha deciso di sfruttare questa drammatica situazione per cercare di capire l’importanza del rapporto che ha con la sua donna sperando di tornare a riportarla a ballare come ai primi tempi della relazione, anche se poi viene assalito dal alcuni dubbi (emblematica è la frase “Ma ti ricorderai ancora di me?”): come vedete, anche qui siamo in presenza di un’interpretazione sublime, quindi ascoltate con attenzione!!

Bene, visto che l’itinerario speciale è terminato (e spero anche che lo abbiate apprezzato), ho ancora alcune domande per voi: quale dei tre brani postati oggi avete preferito? Avete mai vissuto una situazione simile a quella descritta nel brano “Uomini farfalla”? E in generale quale brano di Mimi’ vi è piaciuto di più tra tutti quelli che ho postato fino ad oggi?

Fatemelo sapere nei commenti, ed intanto, baci dalla vostra “Anna R”!!!

Speciale “Mimi’ per sempre”- “Che vuoi che sia…se t’ho aspettato tanto”

Buona serata a tutti!!

Il nostro itinerario alla scoperta della grande Mia Martini prosegue a gonfie vele con un brano scritto da Dario Baldan Bembo e da Paolo Amerigo Cassella intitolato “Che vuoi che sia…se t’ho aspettato tanto”, che è tratto dall’omonimo album del 1976, in cui la nostra Mia continua il suo viaggio all’interno della canzone d’autore, visto alcuni brani portano la firma di cantautori sopraffini quali Mango ed Amedeo Minghi, mentre gli arrangiamenti sono di Luis Bacalov.

Questa chicca pregiatissima, che venne presentata da Mimi’ anche al Festivalbar del 1976 ed alla Mostra Internazionale di Musica Leggera, tratta di un amore finito in cui inizialmente la donna si lascia prendere dal rimpianto e dalla nostalgia (“Che vuoi che sia/Se ho ancora un po’ di nostalgia”), ma poi prova a riacquistare con forza la dignità che aveva perduto per stare dietro a questa relazione (molto emblematica e significativa in tal senso è la frase “Se non è onesto sprecare il dolore/L’importante è non perdere il cuore”).

Anche la composizione musicale non è assolutamente banale, visto che, allo stile classico della melodia, vengono aggiunti strumenti del tutto nuovi, come ad esempio una chitarra distorta ed il greco Bouzouki (che è una specie di liuto), e ciò sottolinea ancora di più la cifra stilistica della Martini, che, grazie alla sua potenza vocale ad al suo pathos interpretativo, riesce sempre ad arrivare dritta al cuore di chi la ascolta.

Detto questo, spero che questa gemma arrivi dritta al cuore anche a voi, quindi buon ascolto!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Speciale “Mimi’ per sempre”- “Agapimu”

Buongiorno a tutti!!

Siete pronti a ripartire con me? Bene, tenetevi forte, perché oggi vi proporrò una Mia Martini più leggera e divertente senza tralasciare il tema ormai portante del suo repertorio, ossia l’amore, infatti il titolo del brano significa letteralmente “Amore mio”: sto parlando di “Agapimu”, che è contenuto nell’album “È proprio come vivere” (1974), in cui, alla ormai consolidata collaborazione con Dario Baldan Bembo, si affiancano autori completamente nuovi, tra cui Maurizio Vandelli ed Alberto Salerno.

Questa gemma preziosissima, che è stata scritta dalla stessa Mia in coppia con Giorgio Conte su musiche di Dario Baldan Bembo, ha uno stile molto originale rispetto alla produzione musicale dell’epoca, sia per via della curiosa scelta dal punto di vista linguistico (dato che il brano è stato scritto interamente scritto in greco moderno) che per via dell’arrangiamento musicale, visto che mescola canzone d’autore e ballata popolare, infatti l’atmosfera è proprio quella di una tipica festa paesana a carattere folkloristico.

In Italia, questo pezzo passò inizialmente inosservato, ma ottenne comunque un grandissimo successo a livello internazionale grazie alla cantante spagnola Ana Belen, quindi Mimi’, dopo anni di silenzio, decise di inciderlo in una nuova veste e di includerlo nell’album “Martini Mia…” (1989).

Per adesso quello che avevo da dirvi ve l’ho detto, quindi non vi resta che godere di questa meravigliosa perla!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Speciale “Mimi’ per sempre”- “Amore…amore…un corno!”

Buona domenica a tutti!!

Da oggi parte un altro itinerario speciale, che sarà più lungo rispetto ai precedenti, ma questa volta ne vale davvero la pena, data la caratura dell’Artista in questione, che per me, insieme alla sua celebre sorella, è una delle migliori voci femminili che l’Italia abbia mai avuto, e che purtroppo è scomparsa il 12 maggio di 27 anni fa.

Avrete sicuramente capito che sto parlando della sublime Mia Martini, che con maestria ha saputo più di tutti raccontare le sofferenze amorose e le vicende dolorose dell’esistenza umana con un’intensità interpretativa fuori da comune, ed il primo brano che ho scelto per omaggiarla si intitola “Amore…amore…un corno!”, il cui album di appartenenza è “Oltre la collina” (1971), che consacrò definitivamente la sua carriera facendola entrare nell’olimpo delle Signore della Canzone Italiana, e che si occupa di argomenti molto forti e scabrosi per l’epoca, tra cui il conflitto tra genitori e figli (“Padre davvero”), la spiritualità (“Gesù è mio fratello”), il suicidio (“Lacrime di Marzo”) e la violenza sulle donne (“La vergine e il mare”).

Questo gioiellino, che partecipò al Cantagiro 1971, ed il cui testo dissacrante ed assolutamente non banale è stato scritto da Claudio Baglioni e da Antonio Coggio, parla della classica situazione amorosa in cui un uomo “utilizza” la donna solo come riempitivo per colmare la sua solitudine (“Torni proprio quando tu non puoi più stare solo/Io scema che ci casco e ti consolo”), mentre lei, nonostante tutto, continua a stare con lui sperando in un sentimento autentico, visto che ne è follemente innamorata (“Mentre io spero ancora in qualcosa di vero/Un amore sincero che non mi dai”).

Come già vi dicevo, tutti i testi dell’album trattano tematiche quasi scandalose per l’epoca, e questo non fa eccezione, infatti fu anche sottoposto alla censura televisiva e radiofonica attraverso la sostituzione della frase “e ti servo solamente dentro il letto” con “ti servo solamente quando è notte”.

Adesso, ascoltate bene la meravigliosa voce di Mimi’ e fatemi sapere se vi è piaciuta questa prima tappa del mio nuovo itinerario!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

PS: Prima mi sono dimenticata di dirvi che di questa perla esiste anche una versione di Claudio Baglioni, che è contenuta nel suo album “Gli altri tutti qui” (2006).

Ligabue e Mimmo Locasciulli- “Confusi in un playback”

Buon sabato a tutti!!

L’articolo di oggi è dedicato alla mia follower Margherita “Buonpalato”, che ha commentato con interesse alcuni miei articoli ed è una grandissima ammiratrice di colui che, insieme a Vasco, è l’esponente maschile più rappresentativo del rock italiano, ossia Ligabue, che ho deciso di omaggiare (visto che comunque piace molto anche a me), sperando di fare una cosa gradita.

Il brano in questione si intitola “Confusi in un playback”, che viene da me proposto nella versione di Liga in coppia con il cantautore abruzzese Mimmo Locasciulli, la cui vocalità profonda gli permette di affrontare in modo molto raffinato i mondi musicali più svariati creando delle eccellenti contaminazioni, come in questo caso, visto che rock e melodia si fondono alla perfezione.

Sapete perché sto parlando di “versione”? Perché, in realtà, questo diamante prezioso era stato originariamente interpretato in coppia con Enrico Ruggeri nella seconda metà degli anni ’80, ma nel 2016, Locasciulli, per celebrare i 40 anni della sua attività musicale, ha pubblicato il doppio album “Piccoli Cambiamenti”, che è un sorta di raccolta dei suoi più grandi successi riproposti in duetto con altri Artisti a lui molto legati, tra cui appunto il rocker di Correggio, che è da sempre molto grato al cantautore abruzzese, visto che è stato il primo a credere in lui dopo anni di porte sbattute in faccia.

Il testo di questo gioiello vuole invitare tutti noi a ricercare l’autenticità delle emozioni vere ed autentiche, e non preconfezionate con lo stampino come quelle proposte dai media, infatti qui il playback viene associato al gioco della vita, in cui i grandi si prendono la scena (“E i più grandi si prendono il campo/Tutto per sé”), impedendo così l’arrivo del futuro, e spesso sono le persone più fragili a risentirne (“E ognuno lascia un segno nelle persone più sensibili”).

A proposito, ho una domanda da farvi: voi tendete a manifestare le emozioni in modo esplicito oppure avete una tendenza all’autocontrollo?

Fatemelo sapere nei commenti, ed intanto godetevi questo magnifico video!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Speciale “Caccia al tesoro- Edizione 2021”- “Tuttapposto” (Giordana Angi e Loredana Bertè)

Buonasera a tutti!!

Secondo voi, cosa succederebbe se mettessimo insieme una delle Artiste più talentuose ed originali uscite da “Amici” (Giordana Angi) e la Regina del Rock Italiano (Loredana Bertè)? Ovviamente, verrebbe fuori un duetto esplosivo, che viene appunto proposto in quest’ultima puntata del nostro itinerario, ed il cui titolo è “Tuttapposto”, che è tratto dall’album “Mi muovo” (2021), in cui la giovane cantautrice italo-francese si mostra in tutta la sua versatilità nello spaziare in generi musicali diversi tra di loro pur mantenendo la sua unicità con un tocco internazionale, infatti, non a caso, sia il brano che l’intero album vedono alla produzione due fuoriclasse come Zef e Robert Orton.

Questa perla è stata scritta dalla stessa Giordana insieme ad Antonio Iammarino su musiche di Stefano Tognini durante il periodo del lockdown, in cui la giovane cantautrice ha avuto la necessità di fare un viaggio dentro sé stessa, ma non se la sentiva di cantarla da sola, quindi ha deciso proporre a Loredana Bertè di duettare con lei, visto che l’ha sempre definita come “passato, presente e futuro della musica italiana” (infatti, anche durante il talent, si notava moltissimo la stima reciproca e la complicità tra le due Artiste).

Il brano in questione può essere considerato come un invito a vivere la propria vita al massimo senza freni e senza rimpianti (“Perché la vita è troppo breve/Per fare tutti i giorni/Quello che non ti conviene”) senza dimenticare di fare riferimento all’attualità, visto che la pandemia ci ha privati per troppo della libertà, che è un diritto essenziale ed inviolabile (significativa in tal senso è la frase iniziale “Staremo tutti appiccicati”).

Anche il videoclip diretto da Luca Vecchi riesce ad esprimere molto bene il concetto espresso dal titolo e dal testo, perché il protagonista è un uomo di mezza età che vive nell’insoddisfazione per non aver ottenuto ciò che voleva dalla vita, e quindi si rassegna al fatto di condurre un’esistenza monotona caratterizzata da ritmi frenetici per via del suo lavoro in ufficio, facendo finta che sia veramente “tuttapposto”: adesso quindi non vi resta che guardarlo ed ascoltare la meraviglia vocale di queste due Artiste (ed anche Donne) pazzesche!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Biagio Antonacci e Franco Battiato- “Aria di Cambiamento”

Buona giornata a tutti!!

Oggi voglio parlarvi di un brano la cui tematica è più che mai attuale, visto che potrebbe anche collegarsi a tutto quello che sta succedendo nel mondo, e che vede per la prima volta Biagio Antonacci nella veste di puro interprete (perché fino ad allora Biagio scriveva da sé i suoi brani): sto parlando di “Aria di cambiamento”, che è contenuto all’interno della raccolta antologica “Biagio” (2015) e che Antonacci definisce come il più grande capolavoro che lui abbia mai cantato, anche perché porta la firma prestigiosa del mito Franco Battiato (che è da sempre l’idolo di Biagio) in collaborazione con Juri Camisasca.

In questo gioiellino, viene trattato il tema del passaggio nella vita dell’essere umano, che viene vista solamente come un percorso, e non di certo come l’eternità (come viene evidenziato dalla frase “Siamo solo di passaggio/Siamo esseri senzienti/Prigionieri”), e come vi dicevo all’inizio, questa tematica potrebbe essere più che mai attuale, visto che dal 2020 le nostre vite sono state improvvisamente stravolte da eventi tragici come l’esplosione della pandemia COVID-19 ed ora la guerra in Ucraina (a tal proposito, mi ha colpito molto la frase “Presto il vento d’Occidente/Porterà senza far rumore/L’aria del cambiamento”).

Adesso, voglio che voi ascoltiate attentamente questa meraviglia, perché vi farà riflettere!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Rino Gaetano- “Escluso il cane”

Buona serata a tutti!!

Inizio subito col dirvi che avevo in programma di pubblicare un brano molto più allegro, ma dopo gli ultimi avvenimenti di cronaca internazionale (e sapete sicuramente cosa intendo), ho preferito pubblicare un brano più struggente di un cantautore che si è sempre distinto per i suoi testi apparentemente ironici, ma che in realtà si occupano di attualità e di tematiche sociali in modo veritiero e senza filtri (e che purtroppo ci ha lasciati troppo presto): sto parlando dello straordinario Rino Gaetano, ed il brano scelto si intitola “Escluso il cane”, che è contenuto all’interno dell’album più emblematico della sua discografia, il cui titolo è “Aida” (1977).

Questo diamante blues mostra una nuova sfaccettatura di Rino Gaetano, che utilizza un’inaspettata vocalità roca e sofferta per descrivere lo stato di solitudine di fondo in cui si trovano gli esseri umani (e purtroppo questa pandemia ha accentuato ancora di più questa condizione di fragilità psicologica, di cui ne ho sofferto anch’io durante il primo lockdown, e non mi vergogno a dirlo) e denunciare l’ipocrisia di certe persone, che non perdono l’occasione di salire sul carro del vincitore per poi abbandonarlo nei momenti di debolezza e di sconfitta, specificando però che l’unico amico che resta sempre fedele in queste circostanze è un cane, perché gli animali hanno un cuore enorme a differenza degli umani, che spesso sono incapaci di provare empatia e sentimenti verso il prossimo.

Inoltre, trovo che questo gioiello sia ancora molto attuale, perché può anche essere visto come una denuncia contro qualsiasi forma di discriminazione e contro l’emarginazione di chi, magari per via del colore della pelle, dell’aspetto fisico, dell’orientamento sessuale o magari perché non segue le mode o i pensieri della massa, viene considerato un “diverso” da escludere dalla società.

Adesso, non vi resta che ascoltare attentamente questo capolavoro, perché vi farà riflettere!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!

Fabrizio De André- “Preghiera in gennaio”

Buonasera a tutti!!!

Quest’anno il Natale voglio festeggiarlo insieme a voi occupandomi del principale esponente della Scuola Genovese, la cui cifra stilistica è stata caratterizzata da testi di denuncia verso tutte le ingiustizie sociali (non a caso, l’Artista di cui vi sto parlando è stato anche definito “il cantore degli ultimi e dei dimenticati”), infatti definirlo un Cantautore è un po’ riduttivo, visto che si tratta di un vero e proprio Poeta: sto parlando dell’immenso Fabrizio De André, e come regalo di Natale per omaggiarlo ho scelto la delicata e toccante “Preghiera in gennaio”, che è contenuta all’interno del suo primo album di inediti “Vol.1″ (1967).

De André (che si ispirò ad una poesia dei primi del ‘900 di Francis Jammes intitolata “Priere pour aller au paradis avec les anes”) scrisse il testo di questo gioiello (le cui musiche sono a cura di Gian Piero Reverberi) al ritorno dal funerale del suo amico Luigi Tenco (che fu un altro importante esponente della scuola genovese, e che Faber conobbe durante la sua esperienza come chitarrista nel Modern Jazz Group, in cui Luigi suonava il sassofono), che fu trovato morto a Sanremo nella notte tra il 26 ed il 27 gennaio (da lì, il titolo del brano), trattando anche un tema delicato come quello del suicidio, che viene fermamente condannato dalla Chiesa cattolica, infatti il nostro Faber si rivolge a Dio supplicandolo affinché riservi un trattamento speciale a chi decide di togliersi la vita per fuggire da un mondo insensibile ed inadatto alle anime pure (come, appunto, lo era Luigi Tenco), e che ancora oggi è caratterizzato da ipocrisia, ingiustizie e disuguaglianze (in particolare, una frase molto significativa del testo dice “Signori benpensanti/Spero non vi dispiaccia/Se in cielo, in mezzo ai Santi/Dio, fra le sue braccia/Soffochera’ il singhiozzo/Di quelle labbra smorte/Che all’odio e all’ignoranza/Preferirono la morte”).

Inoltre, il nostro Faber sottolinea anche il fatto che in Paradiso vanno sempre le persone perbeniste che non hanno vissuto la vita fino in fondo indossando sempre una maschera, ossia, come dice il testo, “chi non ha sorriso ed ha vissuto con la coscienza pura”, e poi conclude dicendo che, da quella notte in poi, anche Dio avrebbe avuto l’opportunità di ascoltare la purezza e la sincerità delle canzoni del grandissimo Luigi Tenco (“Ascolta la sua voce/Che ormai canta nel vento/Dio di misericordia/Vedrai, sarai contento”).

Adesso, però, sono io a darvi la grande opportunità di ascoltare questa perla così sublime e così intensa!! Baci dalla vostra “Anna R”!!!